Pavimento pelvico allenato con il pilates

Il pilates? Non fa bene solo alla postura. Può aiutare anche a mantenere allenato e in forma il pavimento pelvico, prevenendo così problemi di incontinenza, e, in associazione ad altre tecniche, contribuire al miglioramento di disfunzioni pelviche di varia natura. Come ci spiega la dottoressa Federica Navilli, ostetrica e riabilitatrice del pavimento pelvico a Smart Clinic (Le due Torri e Oriocenter), strutture in cui è attivo un servizio multidisciplinare di diagnosi, cura e riabilitazione del pavimento pelvico.

Dottoressa Navilli, innanzitutto cosa è il pavimento pelvico?

Il pavimento pelvico è l’area del corpo situata tra il pube e il coccige che chiude il bacino verso il basso. È costituita da muscoli (detti perineali) e legamenti che hanno la funzione di sostenere gli organi pelvici (utero, vescica, uretra e retto). Si tratta di muscoli fondamentali per la continenza urinaria e ano-rettale che concorrono anche all’espulsione del feto durante il parto. Se per qualche motivo (gravidanza, menopausa, età, interventi chirurgici etc.), i muscoli del pavimento pelvico si indeboliscono, sorgono problemi come incontinenza, prolasso, dolore durante i rapporti sessuali, che non sono vere e proprie patologie ma si manifestano con un reale disagio che va a compromettere in modo importante la qualità della vita.

Cosa si può fare allora?

Per prima cosa è importante eseguire una valutazione iniziale di questa muscolatura in modo da capire la strategia più indicata a seconda del singolo caso. Questa prima analisi è fondamentale per lo specialista che, sulla base dei risultati di test specifici - che permettono di valutare la tonicità e forza dei muscoli (ipotono o ipertono) -deciderà se gli esercizi di Pilates siano sufficienti a mantenere la giusta elasticità dei muscoli o se sia necessario iniziare un ciclo di riabilitazione mirato al rinforzo specifico per il problema. Se si dovesse infatti presentare un deficit muscolare importante, tale da portare all’insorgenza di sintomi di forte fastidio e dolore, si può intraprendere un percorso terapeutico che in genere prevede di 5 o 10 trattamenti. A seconda della gravità della situazione, oltre alla fisiochinesiterapia cosiddetta pelvi-perineale, ovvero all’utilizzo di soli esercizi perineali liberi, si potrà valutare anche l’ausilio del Biofeedback e dell’Elettrostimolatore funzionale. Come dice la parola stessa, il Biofeedback consente alla persona di avere un feedback visivo a monitor dell’attivazione perineale stessa e di migliorare la prestazione in tonicità, controllo muscolare e velocità di attivazione e rilassamento. Tutto questo tramite una sonda vaginale o rettale che registra il movimento del muscolo tramite degli elettrodi posizionati sulla sonda. Con la medesima sonda, si prosegue il trattamento attivando l’elettrostimolazione. In questo caso il lavoro non sarà più attivo ma passivo: attraverso gli stessi elettrodi posizionati sulla sonda, verranno mandati degli impulsi al muscolo per una corretta attivazione. Il Pilates, poi, può servire in un secondo momento come mantenimento.

Ma come agisce il Pilates?

Il Pilates agisce rinforzando la muscolatura pelvica, lavorando sulla respirazione diaframmatica e mantenendo quindi una coordinazione dell’attivazione muscolare associata alla respirazione senza aumentare la pressione intraddominale e sulla zona del bacino. 

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