Allergia al nichel: i passi per una diagnosi mirata

È una delle cause principali della dermatite allergica da contatto. Spesso è legata all’uso di orecchini e orologi, ma può essere scatenata anche dal contatto con oggetti metallici comuni e dall’uso di alcuni saponi e detersivi. Parliamo dell’allergia al nichel, problema che colpisce circa il 15-20% della popolazione. Ma quali sono i sintomi? In che modo si può essere certi di soffrirne? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Stefania Milani, specialista in allergologia e immunologia clinica, responsabile del servizio ambulatoriale di allergologia respiratoria, alimentare e farmacologica del Policlinico San Marco e allaregologa di Smart Clinic (“Le Due Torri” e “Oriocenter”).

Dottoressa Milani, dove si trova il nichel?

Il nichel è un metallo pesante che si trova in suolo, acqua, aria e in generale in tutta la biosfera. Inoltre, trova largo impiego nella produzione di contenitori alimentari, monili, articoli di bigiotteria (orecchini, piercing etc.), accessori (ciondoli, chiavi, occhiali, cinture), ma anche oggetti metallici in genere come stoviglie e monete. Inoltre, il nichel è un contaminante nella produzione di detersivi, saponi e cosmetici.

Quali sono i sintomi dell’allergia a questo metallo?

L’allergia al nichel può manifestarsi in diversi modi: sotto forma di dermatite allergica da contatto; come sindrome da allergia sistemica, condizione in cui le manifestazioni cutanee compaiono in sedi diverse da quelle da contatto (pieghe dei gomiti, collo, interno cosce, palmo mani, pianta del piede, palpebre); come dermatite da contatto sistemica con sintomi cutanei - sia nelle aree preecedentemente esposte al contatto sia in quelle non esposte - e/o sintomi extra cutanei (gastrointestinali, generali, urologici, ginecologici, neurologici, respiratori).

Visto il quadro di sintomi così ampio, come si diagnostica?

Il primo passo è una visita specialistica con un’approfondita anamnesi. Per la conferma, la metodologia diagnostica indicata per questo tipo di allergia è il patch test, esame in cui si applica il nichel sulla schiena attraverso un cerotto e si esplorano le reazioni locali di ipersensibilità ritardata, riproducendo la modalità dell’esposizione al metallo, cioè il contatto cutaneo. Decisamente più complesso è il problema della diagnosi della sindrome da allergia sistemica, legata all’esposizione per via respiratoria o transcutanea o alimentare al metallo. L’unica possibilità diagnostica, in questo caso, è quella che riproduce l’esposizione naturale cioè il test di esposizione o provocazione.

Una volta avuta la conferma della diagnosi cosa si può fare?

Nel caso di dermatite da contatto bisogna evitare oggetti che contengono nichel; per lenire i sintomi si possono usare farmaci, a base di corticosteroidi, da applicare sulla pelle o assumere per via orale, a seconda dell’indicazione dello specialista. Nel caso invece dell’allergia sistemica, una delle prime misure è proporre una dieta a ridotto contenuto di nichel, tenendo presente comunque che è impossibile eliminarlo del tutto. Tra i cibi più ricchi di questo metallo ci sono pomodori, cacao, noci e mandorle, legumi freschi e secchi etc.

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